
Arturo Bianchi
Arturo Bianchi nacque a Pavia nel 1900 e prese parte alla prima guerra mondiale, uscendone deluso e insofferente verso l'esito del conflitto. Aderì ai Fasci di combattimento e fu tra i fondatori del Fascio di Pavia nel 1921, per poi organizzare quello di Copiano, che sotto la sua guida arrivò a contare centinaia di iscritti e diverse squadre d'azione attive nella bassa pavese. Vittima di un'aggressione da parte di militanti comunisti nel maggio 1921, ne uscì malconcio ma proseguì la propria attività politica, assumendo il comando di un battaglione di camicie nere note come «berrette rosse» per il caratteristico copricapo. Fu tra i protagonisti degli scontri armati che nel 1922 insanguinarono la provincia di Novara, guidando l'occupazione di diversi centri abitati e la distruzione di circoli socialisti, in un'escalation di violenza squadrista che precedette di pochi mesi la marcia su Roma. Morì nella sua città natale nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale.
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