
Giovanni Jatta
Magistrato e archeologo italiano, nato a Ruvo nel 1767 e morto nello stesso paese nel 1844. Formatosi in studi giuridici a Napoli, partecipò da giovane ai moti rivoluzionari del 1799, che gli costarono l'esilio, e in seguito intraprese una lunga carriera in magistratura, ricoprendo incarichi di rilievo come procuratore generale sostituto presso la Corte d'appello di Napoli fino al suo allontanamento dalle cariche pubbliche nel 1821. Ritiratosi a vita privata, si dedicò allo studio dei classici e, appassionatosi agli scavi archeologici che in quegli anni interessavano Pompei ed Ercolano, iniziò a raccogliere reperti provenienti dalla ricca necropoli della sua città natale, formando insieme al fratello Giulio una delle più importanti collezioni di ceramica antica dell'epoca. Poco prima di morire pubblicò il «Cenno storico sull'antichissima città di Ruvo nella Peucezia», opera dedicata alle origini della città. La sua collezione, riunita a quella del fratello, è oggi conservata nel Museo nazionale Jatta.
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