
Iacopone da Todi
Nato a Todi tra il 1230 e il 1236 con il nome di Jacopo dei Benedetti, fu notaio e uomo di legge prima di abbracciare una vita di povertà e penitenza in seguito, secondo la tradizione, alla morte improvvisa della moglie Vanna, sotto le cui vesti mondane si scoprì un cilicio. Distribuiti i propri beni ai poveri, visse per un decennio da mendicante, poi entrò tra i frati minori scegliendo la corrente rigorista degli spirituali, in aperta polemica con la corruzione ecclesiastica. La sua opposizione a papa Bonifacio VIII, culminata nella sottoscrizione del Manifesto di Lunghezza del 1297, gli costò la scomunica e la prigionia nel convento di San Fortunato a Todi, da cui fu liberato solo nel 1303. Morì a Collazzone nel 1306. È autore di circa novanta laude religiose di sicura attribuzione, oltre al celebre «Stabat Mater» e al «Pianto della Madonna»: componimenti dalla voce vigorosa e appassionata che ne fanno uno dei maggiori poeti italiani del Medioevo. Venerato come beato dalla Chiesa cattolica, è considerato tra i massimi interpreti della tradizione delle laude in lingua volgare.
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