
Velia Titta Matteotti
Velia Titta nacque a Roma nel 1890, ultima di sei figli. Il padre Oreste, titolare di un'attività per la lavorazione del ferro battuto, abbandonò la famiglia quando lei aveva appena dieci anni, e la madre morì pochi anni dopo, lasciandola alle cure del fratello maggiore, il celebre baritono noto con il nome d'arte di Titta Ruffo. Cresciuta in collegi religiosi, coltivò fin da giovane la passione per la letteratura, pubblicando alcune poesie nel 1908. Nel 1912, durante una vacanza all'Abetone, conobbe Giacomo Matteotti, che sposò con rito civile nel 1916 e da cui ebbe tre figli. Seguì il marito negli spostamenti dovuti al servizio militare e alle sue proprietà nel Polesine, alternando periodi di riposo per la salute cagionevole. Il 10 giugno 1924 Matteotti fu rapito e ucciso; pochi giorni dopo Velia ebbe un breve colloquio con Mussolini per conoscere la verità sull'accaduto. Ritrovato il corpo del marito in agosto, ne curò la sepoltura a Fratta Polesine rifiutando ogni presenza ufficiale fascista alle esequie. Le sue Lettere a Giacomo, pubblicate postume, restano una toccante…
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