
Colei che non si deve amare: romanzo
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Il libro
Fin dall'infanzia Stefano del Ferrante non conosce che rovesci di fortuna: orfano precocemente, cresciuto da un parente che ne dilapida l'eredità senza che lui reagisca mai con rancore, si costruisce con pazienza una vita fatta di piccole consolazioni domestiche. Attorno a lui ruotano Donna Grazia, ormai invecchiata e un po' sorda, e il giovane Paolo, goffo e bonario. Ma la quiete di questa esistenza appartata viene scossa da una passione che si insinua tra le pieghe di abitudini consolidate, portando Stefano a confrontarsi con un amore che il titolo stesso annuncia come impossibile o proibito. Guido da Verona, tra i romanzieri più letti e discussi del primo Novecento italiano, costruisce un racconto sentimentale intenso, venato di malinconia e di quel gusto per la passione travolgente che ne fece uno degli autori di maggior successo popolare della sua epoca. Una storia di desiderio, rassegnazione e destino che si consuma lentamente, pagina dopo pagina.
L’autore
Nato a Saliceto Panaro nel 1881 con il nome di Guido Abramo Verona, in una famiglia ebraica emiliana di proprietari terrieri, si trasferì con la famiglia a Milano e aggiunse in seguito il «da» al proprio cognome, riprendendo un uso rinascimentale già adottato dal fratello scultore Piero da Verona. Ammiratore di Gabriele D'Annunzio, esordì come poeta nel 1901, ma la vera notorietà arrivò nel 1911 con il romanzo «Colei che non si deve amare», capostipite di un filone di letteratura erotica e d'appendice che lo rese lo scrittore di maggior successo commerciale degli anni Venti: il romanzo «Mimì Bluette fiore del mio giardino» raggiunse nel 1922 le 300.000 copie vendute, un risultato eccezionale in un'Italia ancora segnata da un forte analfabetismo. Fu definito ironicamente «il D'Annunzio delle dattilografe e delle manicure» per il suo stile leggero, venato di erotismo estetizzante e ambientazioni esotiche. Firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, pubblicò nel 1929 una parodia dei «Promessi Sposi» contro Alessandro Manzoni, in cui inserì anche una satira antifascista percepita dai lettori dell'epoca. Colpito dalle leggi razziali ed emarginato dal regime, morì a Milano nel 1939 per un'angina pectoris, dopo essersi ritirato nel castello di Ariberto a Intimiano.
Scheda
- Autore
- Guido da Verona
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Narrativa letteraria
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 372
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2347






