
Ricostruire l'Italia con architettura futurista Sant'Elia
9,90 €Disponibile · parte entro 5 giorni lavorativi
Spedizione gratuita in Piego di Libri · InPost Locker 3,90 € (gratis da 29 €) · Reso entro 14 giorni
Il libro
In un osservatorio creativo sospeso tra geometrie abbaglianti e vetrate su un aerodromo futuribile, un gruppo di architetti spaziali celebra la propria ambizione di ridisegnare l’Italia secondo i dettami dell’architettura futurista. Tra piramidi, prismi e ringhiere d’ottone, la sintesi teatrale di Marinetti mescola entusiasmo visionario e satira feroce contro il conformismo, fino a immaginare un assurdo ultimatum bellico che minaccia Venezia in nome di un suo «restauro» modernizzante deciso a tavolino da antiquari stranieri. Personaggi dai nomi grotteschi si agitano tra pubblicità, guerra e mercato dell’arte, in un cortocircuito comico e inquietante che coinvolge popolani spaventati, allievi entusiasti e speculatori senza scrupoli, tutti travolti dalla stessa febbre di modernità. Testo dedicato alla memoria dell’architetto Antonio Sant’Elia, questa sintesi futurista è insieme manifesto estetico e provocazione politica, un esempio vivido della drammaturgia d’avanguardia italiana del primo Novecento.
L’autore
Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1876 da un avvocato originario di Voghera, Filippo Tommaso Marinetti fu poeta, scrittore e drammaturgo, ricordato soprattutto come fondatore del Futurismo, la prima avanguardia storica italiana del Novecento. Educato nel collegio gesuita di Alessandria, mostrò fin da giovanissimo la propria passione letteraria fondando a diciassette anni la rivista scolastica «Papyrus», che gli costò la minaccia di espulsione per aver fatto conoscere ai compagni i romanzi di Émile Zola. Dopo il diploma a Parigi e la laurea in legge a Genova, abbandonò il diritto per dedicarsi interamente alla scrittura, pubblicando le sue prime raccolte poetiche in lingua francese, di stampo simbolista, apprezzate da Mallarmé e influenzate anche da Gabriele D'Annunzio. Fondò e diresse a Milano la rivista «Poesia», che nel 1909 divenne l'organo ufficiale del nuovo movimento futurista, nato ufficialmente con il celebre «Manifesto del Futurismo», redatto lo stesso anno dopo un incidente automobilistico che l'autore trasformò in mito fondativo. Il movimento predicava la rottura con il passato e l'esaltazione della velocità, della modernità e dell'energia vitale. Morì a Bellagio nel 1944.
Scheda
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Teatro e drammaturgia
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 55
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2962






