
Federigo Tozzi
Nato a Siena nel 1883, Federigo Tozzi fu scrittore, poeta, drammaturgo e giornalista, oggi considerato uno dei maggiori narratori italiani del Novecento nonostante la scarsa fortuna in vita. Crebbe in un rapporto conflittuale con il padre, un rude proprietario di trattoria e poderi che non tollerava la sua passione per la letteratura, figura che avrebbe ispirato personaggi cinici nelle sue opere, mentre la madre, di salute cagionevole, gli riservò sempre un affetto sottomesso al timore verso il marito. Gli studi furono difficili e travagliati, segnati da espulsioni e abbandoni, ma proprio in quegli anni si formò da autodidatta nella biblioteca comunale senese, leggendo con voracità autori italiani e stranieri. Aderì per un periodo al socialismo dichiarandosi anarchico, per poi attraversare una crisi esistenziale seguita a una malattia e approdare a posizioni religiose e reazionarie. La sua narrativa, capace di scavare nei conflitti familiari e nella provincia toscana, trovò piena consacrazione critica solo dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1920.







