
I mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele
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Il libro
Carlo Dossi mette alla berlina, con la sua penna tagliente e visionaria, il concorso bandito a Roma per il monumento a Vittorio Emanuele II, trasformando le decine di progetti presentati in una galleria di follia creativa. Tra architetti visionari e artisti dai propositi improbabili, sfilano strutture geometriche ispirate a teorie razziali pseudoscientifiche, colorazioni dello spettro solare desunte da tappeti persiani, e altre trovate al limite del delirio. Con ironia corrosiva e uno sguardo quasi clinico, Dossi documenta il fenomeno dei «mattoidi», personaggi ai margini tra genio e squilibrio che affollarono il concorso pubblico più discusso dell'Italia postunitaria. Il risultato è un pamphlet satirico brillante, scritto con lo stile scapigliato che rese celebre il suo autore, capace di trasformare un episodio di cronaca artistica in una riflessione tagliente sulla vanità umana, sul culto della celebrità e sulle derive della pseudoscienza applicata all'arte pubblica.
L’autore
Nato Alberto Carlo Felice Pisani Dossi a Zenevredo nel 1849 in una famiglia aristocratica lombarda, Carlo Dossi — come si firmò in arte — vantava una lontana discendenza da Cesare Beccaria e una parentela con Alessandro Manzoni. Trasferitosi a Milano per gli studi, partecipò giovanissimo al movimento della Scapigliatura, stringendo legami con scrittori come Giuseppe Rovani ed Emilio Praga e con artisti come Tranquillo Cremona. È ricordato per la schiettezza della sua scrittura, per le sperimentazioni linguistiche legate al dialetto milanese e per l'ironia tagliente con cui commentò la società e la politica del suo tempo. Legato a Francesco Crispi, di cui fu anche segretario particolare, intraprese una lunga carriera diplomatica che lo portò a ricoprire incarichi di rilievo al Ministero degli Esteri, come plenipotenziario in Eritrea nel 1873 e come console generale a Bogotà nel 1891, oltre a essere confermato capo di gabinetto durante il secondo governo Crispi. Sposò nel 1892 l'ereditiera Carlotta Borsani, da cui ebbe tre figli, e coltivò amicizie con personalità di spicco dell'epoca, ricevendole nella sua villa di Corbetta. Scrittore, diplomatico, archeologo e nobile, morì a Cardina, presso Como, nel 1910.
Scheda
- Autore
- Carlo Dossi
- Collana
- I Sempreverdi
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 50
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2554






