
Il libro delle figurazioni ideali
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Il libro
Alla fine di un secolo che Gian Pietro Lucini definisce tra i più strani mai vissuti, la poesia si fa visione e la visione si fa profezia sociale. In questa raccolta di "figurazioni ideali", dedicata con affetto filiale a un amico-padre, il poeta milanese intreccia prosa lirica e versi in una scrittura che anticipa, per audacia formale e tensione visionaria, le sperimentazioni del futuro simbolismo e futurismo italiano. Tra citazioni di Octave Mirbeau sull'inevitabile avvento del socialismo e immagini cavalleresche di fate, dame e cortei fluviali che scendono verso l'Acheronte, Lucini costruisce un mondo poetico sospeso tra decadentismo estetizzante e inquietudine politica, dove il sogno di un "azzurro vicino e armonioso" si scontra con la consapevolezza di un cambiamento imminente e radicale. Opera prima di uno degli sperimentatori più originali e meno noti della poesia italiana di fine Ottocento, capace di anticipare temi e forme che solo il Novecento avrebbe pienamente sviluppato.
L’autore
Gian Pietro Lucini, pseudonimo di Pieter Lucini, nacque a Milano nel 1867 e morì a Breglia nel 1914; fu poeta, scrittore e critico letterario, a lungo contestato e poco considerato dalla critica finché non venne rivalutato da Franco Fortini ed Edoardo Sanguineti, che ne fecero riscoprire il ruolo di precursore delle nuove avanguardie poetiche italiane. Ebbe posizioni politiche eccentriche per il suo tempo, professandosi antiborghese, anarchico, antimonarchico e ostile alla Chiesa e all'esercito, tanto da essere incriminato per antimilitarismo e per offese ai regnanti. Laureatosi in Legge a Pavia nel 1892, si stabilì con la compagna, poi moglie, Giuditta Cattaneo nella residenza di Breglia. Collaborò dal 1905 con la rivista «Poesia» di Filippo Tommaso Marinetti e conobbe altri protagonisti dell'avanguardia come Corrado Govoni e Guido Gozzano, pur mantenendo verso il futurismo un atteggiamento critico. Nel saggio «Il verso libero» (1908) elaborò una riflessione originale, seppur talvolta confusa, sul simbolismo francese, contrapponendo ai valori decadenti di D'Annunzio l'eredità etico-formale di Carducci e Foscolo. La sua raccolta più nota, «Revolverate» (1909), fu poi riscoperta e curata da Edoardo Sanguineti, che ne recuperò anche il seguito inedito. Morì di tubercolosi ossea a soli quarantasette anni, dopo l'amputazione di una gamba.
Scheda
- Autore
- Gian Pietro Lucini
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Poesia
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 54
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2412






