
L'amore che torna: romanzo
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Il libro
In una stanza semibuia, davanti al caminetto, un uomo finge di sonnecchiare mentre attende lei: la donna il cui fruscio di passi basta a riempire il silenzio di aspettativa e turbamento. Da questo incontro notturno prende avvio un romanzo d'amore sensuale e tormentato, in cui i sentimenti si consumano tra slanci appassionati, gelosie e la ricerca di una felicità che sembra sempre sfuggire di mano. Guido da Verona, tra gli autori più letti e discussi dell'Italia del primo Novecento, costruisce con prosa musicale e voluttuosa una storia d'amore che torna, appunto, a bussare alla porta di due esistenze già segnate da altre passioni. Musica, atmosfere sacre e slanci mistici si mescolano al desiderio terreno, in un romanzo che seppe conquistare il grande pubblico dell'epoca con il suo stile ornato e la sua sincerità emotiva, oggi prezioso ritratto di un gusto e di una sensibilità d'altri tempi.
L’autore
Nato a Saliceto Panaro nel 1881 con il nome di Guido Abramo Verona, in una famiglia ebraica emiliana di proprietari terrieri, si trasferì con la famiglia a Milano e aggiunse in seguito il «da» al proprio cognome, riprendendo un uso rinascimentale già adottato dal fratello scultore Piero da Verona. Ammiratore di Gabriele D'Annunzio, esordì come poeta nel 1901, ma la vera notorietà arrivò nel 1911 con il romanzo «Colei che non si deve amare», capostipite di un filone di letteratura erotica e d'appendice che lo rese lo scrittore di maggior successo commerciale degli anni Venti: il romanzo «Mimì Bluette fiore del mio giardino» raggiunse nel 1922 le 300.000 copie vendute, un risultato eccezionale in un'Italia ancora segnata da un forte analfabetismo. Fu definito ironicamente «il D'Annunzio delle dattilografe e delle manicure» per il suo stile leggero, venato di erotismo estetizzante e ambientazioni esotiche. Firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, pubblicò nel 1929 una parodia dei «Promessi Sposi» contro Alessandro Manzoni, in cui inserì anche una satira antifascista percepita dai lettori dell'epoca. Colpito dalle leggi razziali ed emarginato dal regime, morì a Milano nel 1939 per un'angina pectoris, dopo essersi ritirato nel castello di Ariberto a Intimiano.
Scheda
- Autore
- Guido da Verona
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Romance
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 356
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2204






