
Sciogli la treccia, Maria Maddalena; romanzo
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Il libro
San Sebastiano, settembre: fino a quella sera, l'unica cosa che davvero interessava al narratore, navigatore disincantato e un po' cinico, era il gioco del trente et quarante nella regale città di Maria Cristina. Ma un incontro improvviso, un velo di cipria che sfiora l'aria, uno sguardo che si posa su una donna indimenticabile, cambiano tutto in un istante. Guido da Verona costruisce attorno a questa folgorazione un romanzo appassionato e sensuale, capace di catturare tutta l'ambiguità e l'intensità della seduzione amorosa nell'Italia dei primi del Novecento, con uno stile elegante e volutamente provocatorio che gli valse enorme popolarità e altrettante polemiche. Tra ironia mondana e slanci romantici, l'autore osserva con occhio disincantato i rituali del corteggiamento borghese, dalle lettere d'amore preconfezionate ai giochi di seduzione nei salotti alla moda. Un romanzo d'amore brillante e trasgressivo, firmato da uno degli scrittori più discussi e letti del suo tempo.
L’autore
Nato a Saliceto Panaro nel 1881 con il nome di Guido Abramo Verona, in una famiglia ebraica emiliana di proprietari terrieri, si trasferì con la famiglia a Milano e aggiunse in seguito il «da» al proprio cognome, riprendendo un uso rinascimentale già adottato dal fratello scultore Piero da Verona. Ammiratore di Gabriele D'Annunzio, esordì come poeta nel 1901, ma la vera notorietà arrivò nel 1911 con il romanzo «Colei che non si deve amare», capostipite di un filone di letteratura erotica e d'appendice che lo rese lo scrittore di maggior successo commerciale degli anni Venti: il romanzo «Mimì Bluette fiore del mio giardino» raggiunse nel 1922 le 300.000 copie vendute, un risultato eccezionale in un'Italia ancora segnata da un forte analfabetismo. Fu definito ironicamente «il D'Annunzio delle dattilografe e delle manicure» per il suo stile leggero, venato di erotismo estetizzante e ambientazioni esotiche. Firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, pubblicò nel 1929 una parodia dei «Promessi Sposi» contro Alessandro Manzoni, in cui inserì anche una satira antifascista percepita dai lettori dell'epoca. Colpito dalle leggi razziali ed emarginato dal regime, morì a Milano nel 1939 per un'angina pectoris, dopo essersi ritirato nel castello di Ariberto a Intimiano.
Scheda
- Autore
- Guido da Verona
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Romance
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 279
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2248






