
Francesca da Rimini
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Il libro
Nel palazzo signorile di Rimini, Francesca, sposata per ragion di stato a Lanciotto, nutre in segreto un sentimento proibito per il cognato Paolo, fratello del marito. L'arrivo del padre di lei, Guido, riaccende i ricordi di un tempo felice ormai perduto, mentre la malinconia della giovane sposa e i silenzi carichi di significato lasciano presagire una tempesta imminente destinata a travolgere l'intera famiglia. Fra doveri coniugali, affetti repressi e un destino che sembra già scritto nei versi danteschi da cui la vicenda trae origine, i due innamorati lottano contro un sentimento che sanno essere una condanna, cercando invano di soffocarlo per fedeltà e onore. Tragedia romantica di rara delicatezza psicologica, questa celebre riscrittura del mito dantesco trasforma la colpa in destino ineluttabile, fra rimorso, passione e onore ferito, in un crescendo di struggente intensità.
L’autore
Silvio Pellico nacque a Saluzzo nel 1789 e morì a Torino nel 1854; fu scrittore, poeta e patriota, noto soprattutto come autore de «Le mie prigioni». Dopo un'infanzia segnata da una solida educazione cattolica e un periodo di formazione commerciale a Lione, dove scoprì invece la passione per gli studi classici e per autori come Foscolo e Alfieri, si stabilì a Milano, dove insegnò francese e frequentò Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, iniziando a scrivere tragedie di impianto classico come «Francesca da Rimini» (1815). Nel 1818 fondò e diresse la rivista «Il Conciliatore», punto di riferimento del romanticismo risorgimentale lombardo, frequentando intellettuali come Madame de Staël e Federico Confalonieri. Aderente alla setta segreta dei Federati, fu arrestato nel 1820 dalla polizia austriaca e, dopo un celebre processo, condannato a morte; la pena fu poi commutata in quindici anni di carcere duro nella fortezza dello Spielberg, a Brno. Da quell'esperienza nacque «Le mie prigioni», libro di memorie che ebbe enorme risonanza e forte influenza sul movimento risorgimentale, al punto che lo stesso Metternich ammise che danneggiò l'Austria più di una battaglia persa. Tornato in libertà nel 1830, visse gli ultimi anni a Palazzo Barolo, dedicandosi ancora alla scrittura e ad attività benefiche.
Scheda
- Autore
- Silvio Pellico
- Collana
- I Sempreverdi
- Genere
- Teatro e drammaturgia
- Testo
- Integrale, in lingua italiana
- Pagine
- circa 36
- Formato
- 14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
- Editore
- Edizioni Athena
- Codice
- ETH-CHL-2882






